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Auguri da Franca, Isa e Kid.


Auguri da Franca, Isa e Kid.


Abbiam deciso di dedicare questo spazio a Franca ed alla promozione del suo libro. In fondo, questo blog è solo una costola dei suoi racconti. Pertanto, "sospendiamo" sino al Grande Evento il consueto viaggio nel Grande Cinema. Perdonateci la réclame, ma siamo due inguaribili fans e sappiamo che comprenderete... (Isa & Kid)
Franca Santi Invernizzi, la moglie di Lionello Santi, o "Sciabola", nome di battaglia del partigiano elbano sfuggito al plotone di esecuzione tedesco e "paracadutato nel giardino di Franchina e della sua vita", come scrive Lina Wertmüller nella prefazione al libro "Cinema Oh Cinema", Fuoridallerotte editore. Nella prossima presentazione a Roma. Il libro autobiografico è anche la storia di mezzo secolo di cinema italiano, politica, e arte. Presentato da Giorgio Faletti, Massimo Scelza, Paolo Ferruzzi, dall'editore, dal sindaco della città di Portoferraio, Isola d'Elba, nel chiostro incantevole, centro congressuale De Lauger, l'isola natia di Lionello Santi, noto produttore cinematografico, schivato come per destino al mestiere di medico oculista. Presenti molti personaggi della cultura, amici e simpatizzanti di "Franchina", che festeggia anche il suo compleanno, detta anche la "Zarina" la rossetta piena di efelidi e humor, come amava chiamarla il marito, perfetta padrona di casa e grande lavoratrice, famosa per il suo duro e affascinante lavoro nel cinema -settanta film italiani-, nel ruolo di segretaria di produzione, ruolo proposto inizialmente dal regista Rosi. Alla domanda di Faletti su come avesse incontrato il cinema, Franca risponde senza esitare che il cinema ha incontrato lei!
Nella sua villa elbana sono passati i più grandi del cinema italiano, tra registi e attori, e proprio di fronte all'affascinante mare azzurro sono stati ideati i migliori capolavori italiani. Film divertenti e impegnati, alcuni conosciuti anche a Hollyvood, come "Salvatore Giuliano", "Lucky Luciano" di Francesco Rosi, "Divorzio all'italiana" di Germi, e tanti altri, tra i quali spiccano i nomi di Antonioni, De Sica, Alberto Sordi, Lina Wertmüller.
Il libro, prettamente autobiografico, è anche una sorta di dizionario del cinema italiano, con curiosità e profili psicologici dei più noti attori nostrani. Una scenetta divertente riguarda la gaffe dell'autrice nel presentare sua nipote a Sophia Loren: "Ti presento mia nipote che quando guarda allo specchio la tua fotografia, le viene da vomitare". L'autrice, presa dall'emozione e dalla fretta della Loren, invertì la frase della nipote e così l'attrice, indignata, s'infilò rapidamente nell'ascensore senza il piacere di nessuna conoscenza!
Il cinema, con la loro casa di produzione "La Galatea" diventa per la coppia Santi-Invernizzi un'occasione d'impegno socio-politico. Entrambi provenienti da famiglie benestanti, nomi eccellenti dell'industria italiana, non si risparmiano responsabilità e gavetta, in senso sociale. A soli 19 anni Franca già partecipa alla lotta clandestina sotto la direzione di Cecilia Cicogna, addetta alla Resistenza come staffetta ciclo-taxi per il trasporto dei beni di prima necessità destinati ai campi di concentramento. Compie imprese più ardite e rischiose insieme al suo "Nello", insignito della Medaglia d'argento al valor militare. Nella storia biografica è evidente l'impegno coerente del marito con la loro esperienza, le passioni condivise per le battaglie personali e professionali. Emblematica l'amicizia e la collaborazione con Dario Fo e Franca Rame.
"Non è vero che invecchiare sia un male, si deve vivere serenamente la propria età e si può fare un bilancio positivo della propria vita pensando a tutto quello che i rapporti umani ci hanno dato".
ROMA, Casa del Cinema


Il Cinema Italiano degli anni d’oro, con tutte le maiuscole del caso, nei ricordi e nelle testimonianze di una Protagonista.
(Lei sì, con la Maiuscola!)










Quante sono ancora le pagine non scritte sulla più giovane delle Arti? Quante le rivelazioni ancora celate, le intuizioni sepolte, le assonanze da scoprire? Una di queste, ad esempio, è rappresentata dal fil rouge che unisce Federico Fellini a Mario Bava. Proprio così: il Grande Ingannatore ed il Sommo Artigiano sono stati fra i pochi degni eredi di Georges Méliès e del suo fantasmagorico cinema dell’Affabulazione. Ciò che li differenzia è, senza dubbio, il rapporto col laghetto di Narciso: Fellini non ha smesso di specchiarvisi un nanosecondo, Bava vi si è soffermato giusto un attimo per spegnere la cicca della sigaretta…Perso nel proprio giardino d’infanzia, l’uno, così gravido di totemiche ombre; avvolto nei fumi multicolori della propria officina alchemica, l’altro; proprio così: Se il padre di Otto e mezzo tramuterà in Puro Cinema gli arabeschi Liberty del Flash Gordon di Alex Raymond ed i deliri floreali di Antonio Rubino e del suo Corriere dei Piccoli, il papà di Danza Macabra non si dimenticherà mai di essere un pittore, irrimediabilmente attratto dall’espressionismo più umbratile e dall’oltranzismo delle avanguardie.
Ne è fulgida dimostrazione questo La frusta e il corpo, un film che sembra un raccontino abortito di Carolina Invernizio. Un’opera talmente incongruente dal punto di vista narrativo da sfiorare sovente il ridicolo. O il sublime, come nei film più “liberi” di Powell & Pressburger: e proprio al pari dell’ineguagliabile coppia di anglosassoni dandy il Nostro crea una “stordente atmosfera da serra” (bellissima definzione di Emanuela Martini per Narciso Nero) allo scopo di annullare una brutta sceneggiatura per dedicarsi all’adorata arte del trompe-l’œil. Infatti La frusta e il corpo, con quei corpi affilati, da Morgue Metafisica, con i suoi “caligarismi” cromatici, ed il continuo sibilare del vento e dello scudiscio non è altro che l’omaggio di Bava al “gotico astratto” del grande Alberto Martini, il pittore italiano più inquieto (ed inquietante) del 20° secolo.
Questo è il commento lasciato da contenebbia sul post La Frusta E Il Corpo. Conoscendo la preparazione del nostro Carissimo Amico in materia cinematografica, in particolare sul "genere", abbiamo richiesto all'autore di consentirne la pubblicazione in un post celebrativo. Senza nemmeno far ricorso a pallottole d'argento, aglio, croci, paletti in legno e lampade solari (anche i cacciatori di emofagi si aggiornano), il celeberrimo Vampiro splinderiano ha concesso il suo assenso alla pubblicazione della scheda, redatta appositamente dal nobile fumoso per Nocturno. Grazie, Conte!


Ingmar Bergman (1918 - 2007)
“Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.”

Michelangelo Antonioni (1912 - 2007)
“Noi sappiamo che sotto l'immagine rivelata ce n'è un'altra più fedele alla realtà, e sotto quest'altra un'altra ancora, e di nuovo un'altra sotto quest'ultima, fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa che nessuno vedrà mai, o forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà.”



[Dedicato a contenebbia, Lollo e "Nonno" Luciano. The Cappuccino Kid]
Anno: 1963
Durata: 88 min.
Italia/Francia – Colore
35 mm (1:1.75), Panoramico - Technicolor
Genere: Horror
Produzione: Vox Film, Leone Film, Francinor, P.I.P.
Distribuzione: Titanus
Regia: Mario Bava (John M. Hold)
Soggetto e Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi (Julian Berry), Ugo Guerra (Robert Hugo), Luciano Martino (Martin Hardy)
Fotografia: Ubaldo Terzano (David Hamilton)
Scenografia: Ottavio Scotti (Dick Gray)
Costumi: Anna Maria Palleri (Peg Fax)
Montaggio: Renato Cinquini (Rob King)
Musiche: Carlo Rustichelli (Jim Murphy)
Interpreti: Daliah Lavi, Christopher Lee, Luciano Stella (Tony Kendall), Ida Galli (Isli Oberon), Harriet Medin (Harriet White), Gustavo De Nardo (Dean Ardow), Luciano Pigozzi (Alan Collins), Jacques Herlin.
In un tetro castello vive l'aristocratica famiglia Menliff: il vecchio conte, il figlio Cristiano con la giovane moglie Nevenka e la nipote Katia oltre la governante e un vecchio servitore. Il ritorno al maniero dell'altro figlio del conte, Kurt, a suo tempo scacciato e diseredato per le sue scelleratezze, risveglia in Nevenka la passione per l'amante di un tempo. Kurt viene pugnalato alla gola. Il suo spirito comincia ad ossessionare Nevenka che crede di ricevere ancora le sue visite notturne e le sue torture. Poco dopo anche il vecchio conte viene ucciso. Il terrore regna al castello fin quando non si scopre il vero colpevole che in un momento di esaltazione si uccide. Giocato sulla psicologia del sadomasochismo (che gli procurò noie in censura), condotto a ritmo lento e ossessivo, ricco di ingegnose invenzioni registiche e di attori con le facce giuste, è uno dei migliori film di Mario Bava. (Il Morandini)


Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini
Fotografia Tonino Delli Colli; architetto Flavio Mogherini; costumi Danilo Donati; commento e coordinamento musicale Carlo Rustichelli; montaggio Nino Baragli; aiuto alla regia Sergio Citti, Carlo di Carlo.
Interpreti e personaggi Orson Welles (il Regista, doppiato da Giorgio Bassani); Mario Cipriani (Stracci); Laura Betti (la "diva"); Edmonda Aldini (un'altra "diva"); Vittorio La Paglia (il giornalista); Maria Berardini (la stripteaseuse); Rossana Di Rocco (la figlia di Stracci).E inoltre: Tomas Milian, Ettore Garofolo, Lamberto Maggiorani, Alan Midgette, Giovanni Orgitano, Franca Pasut. Hanno partecipato anche: Giuseppe Berlingeri, Andrea Barbato, Giuliana Calandra, Adele Cambria, Romano Costa, Elsa de' Giorgi, Carlotta Del Pezzo, Gaio Fratini, John Francis Lane, Robertino Ortensi, Letizia Paolozzi, Enzo Siciliano.
Produzione Arco Film (Roma) / Cineriz (Roma) / Lyre Film (Parigi); produttore Alfredo Bini; pellicola Ferrania P 30, Kodak Eastman Color; formato: 35 mm, b/n e colore; macchine da ripresa Arriflex; sviluppo e stampa Istituto Nazionale Luce; doppiaggio CID-CDC; sincronizzazione Titanus; distribuzione Cineriz; durata 35 minuti.
Riprese ottobre-novembre 1962; teatri di posa Cinecittà; esterni periferia di Roma; premi Grolla d'oro per la regia, Saint Vincent, 4 luglio 1964.


Titolo: Anatomia di un rapimento (Tengoku to jigoku)
Regia: Akira Kurosawa
Sceneggiatura: Eijirô Hisaita, Ryuzo Kikushima, Akira Kurosawa, Hideo Oguni
Fotografia: Asakazu Nakai, Takao Saitô
Interpreti: Toshirô Mifune, Tatsuya Nakadai, Kyôto Kagawa, Tatsuya Mihashi, Isao Kimura, Kenjiro Ishiyama, Takeshi Kato, Takashi Shimura, Jun Tazaki, Nobuo Nakamura, Yusûke Itô, Tsutomu Yamakazi, Minoru Chiaki, Hiroshi Unayama, Eijirô Tono, Masao Shimizu, Yutaka Sada, Koji Mitsui
Nazionalità: Giappone, 1963
Durata: 1h. 44'


Titolo Originale Le Mépris
Paese Francia Italia
Anno 1963
Durata 105’
Colore
Genere Drammatico
Sceneggiatura Jean-Luc Godard
Regia Jean-Luc Godard
Fotografia Raoul Coutard
Montaggio Agnes Guillemot, Lila Lakshmanan
Musica Geroges Delerue
Cast Brigitte Bardot, Michel Piccoli, Jack Palance, Fritz Lang, Georgia Moll
Produzione Georges de Beauregard, Carlo Ponti, Joseph E. Levine
L'attraente moglie francese di uno sceneggiatore italiano disprezza il marito, troppo arrendevole ai compromessi con il produttore americano che l'ha scritturato per salvare un film diretto da un regista tedesco, Fritz Lang. Tratto dal romanzo (1954) di Alberto Moravia e maciullato nell'edizione italiana dal produttore Carlo Ponti, è un film imperniato sul rapporto classicità-modernità. Godard stravolge Moravia, criticandolo. Il suo talento lampeggia e s'impone, nonostante i tagli. (Il Morandini)
