
Genere: sul grande schermo
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Ottoemezzo l’ho visto al cinema. Era l’inverno del 1980, un martedì qualsiasi, in orario scolastico. Frequentavo il secondo ragioneria e la matinée cinematografica era stata organizzata per la terza volta dal preside. Lo aveva fatto un po’ per evitare la chiusura dell’unica sala cinematografica del paese, un po’ perché i suoi 650 “molluschi”, nonché “pagliacci” avevano bisogno di un’evoluzione culturale che oltrepassasse le barriere didattiche. Era più che un gerarca a scuola, ma quel preside aveva delle grandissime intuizioni! Il solito posto, quello di sempre, il primo da destra nella fila centrale in galleria; tutti sapevano che andavo al cinema ogni giorno, da solo… mi lasciavano il posto libero, quasi fosse riservato solo e soltanto a me. Dopo soli trenta minuti, in galleria si era creato il vuoto. Non c’erano professori a controllare perché in galleria ci spedivano gli studenti ritenuti affidabili. Rimanevo ben saldo alla mia poltrona, fino alla fine del film. Uscendo dalla sala interrogavo i miei sentimenti verso l’opera del Maestro Federico. Tra le centinaia di “Che palle!” e “La prossima volta mi faccio venire l’influenza!”, cercavo un’anima affine per poter commentare il film. Ma la mia più cara amica frequentava lo scientifico e loro erano talmente istruiti, da ritenere di poter fare benissimo a meno di questa innovativa esperienza didattica. Rimasto folgorato dalla fotografia, dal viso di Anouk Aimée e dalla passerella finale, ben poco avevo compreso della trama. Al mio ritorno a casa, aspettavo di essere interrogato da mia madre per cercare di capire un po’ di più. Invece si limitava a sentenziare: “E’ il Mastroianni più affascinante di sempre!”, troncando la possibilità di qualsiasi discussione.














Sarà un film completamente nuovo o completamente vecchio; potrebbe essere anche anteriore allo "Sceicco bianco". Raccontarlo sarebbe come se una notte un tizio, preso dalla malinconia, incominciasse a raccontare all'improvviso le sue angosce, i suoi drammi, le sue delusioni, le vicende della sua vita. Gli si
1963
All’Elba sono nati fra i più bei film di quel grande periodo del Cinema italiano. L’ultimo piccolo miracolo, fu proprio
Da questo incontro nacquero le premesse del film I Basilischi, l’opera prima di Lina, che fu poi coprodotto da Nello e la società “22 Dicembre”, che Kezich aveva fondato con Olmi e Soffientini. Lina scelse me e Bibi Archilao come aiuto registi e così iniziò la mia “folgorante” carriera nel mondo del cinema. Eravamo del tutto inesperte e assolutamente ignoranti e quindi non conoscevamo la terminologia delle attrezzature del cinema: un giorno ci fu detto che non si poteva girare perché mancavano i “gobbi”. Bibi ed io, in preda allo sconforto e alla disperazione, ci mettemmo a sfogliare il copione con ansia, in cerca dei gobbi di scena, che non trovavamo... Imparammo così che i “gobbi” sono dei pannelli dove gli attori possono leggere le battute che non si ricordano, e servono agli elettricisti per schermare le luci. Per fortuna l’atmosfera era deliziosa, c’erano veri professionisti come Gianni Di Venanzo, il grande direttore della fotografia, Pasqualino De Santis e Tazio Secchiaroli, mentre gli attori erano amici quasi sconosciuti. Nei dintorni di Minervino, Lina scovò un ragazzino particolarmente simpatico che, con una vocina roca e perfetti movimenti da adulto, cantava e ballava Twist again. Ne usciva un personaggio tenerissimo che lei decise di inserire in una scena del film. Io fui incaricata di andarlo a prendere. Fui precisa, puntuale e portai a buon fine il mio incarico, ma l’errore stava dietro l’angolo! Nell’entusiasmo di dare il segnale di partenza della scena, mi alzavo finendo regolarmente davanti alla macchina da presa... la terza volta trovai i miei oggetti di lavoro spostati, mentre Pasqualino De Santis urlava: “Toglietemi la signora”!
“Compagna di grandi avventure, Franca Santi Invernizzi ha sempre nel mio cuore il posto d’onore delle amiche per sempre e di sempre. Franchina è stata una ragazza speciale e straordinaria. Lo sapeva bene Nello Santi, atletico e simpaticissimo ragazzo elbano, eroe della Resistenza col nome di Sciabola, rocambolescamente sfuggito al plotone di esecuzione tedesco evadendo da una caserma tedesca, paracadutato nel giardino di Franchina e nella sua vita, come in un romanzo di Liala, scrittrice non amata da Franca che ha gusti più



