
Genere: la vita è cinema
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All’Elba sono nati fra i più bei film di quel grande periodo del Cinema italiano. L’ultimo piccolo miracolo, fu proprio I Basilischi. Franchina accettò di venire a correre con me quella prima avventurosa esperienza. Nello lo produsse insieme alla “22 dicembre”, che era la casa di produzione diretta da Ermanno Olmi, Tullio Kezich e Alberto Soffientini. Con un piccolissimo budget e un entusiasmo travolgente partimmo per la Puglia.
La mia partecipazione diretta nel cinema avvenne tra il 1961 e il ’62: la svolta fu un viaggio in Puglia con Nello, il giornalista Paolo Murialdi e il critico d’arte Marco Valsecchi. Lì ci raggiunsero Lina Wertmüller e l’amica Bibi Archilao e io decisi di unirmi a loro e proseguire per Palermo per andare a trovare Franco Rosi che stava girando Salvatore Giuliano, prodotto da Nello con Franco Cristaldi. La realtà delle riprese, il piacere della condivisione, le scene girate a Portella della Ginestra, il potere di un regista quale Rosi, il suo rigore morale (che sarà sempre una costante del suo lavoro) il vero cinema vissuto da vicino... Una nuova visione della realtà che mi parve magica. In quell’occasione Lina incontrò un nostro vecchio amico, Tullio Kezich, che stava seguendo le riprese del film. Insieme parlarono di alcuni soggetti che Lina aveva in mente e che pensava fossero adatti a registi come Monicelli o Gregoretti, mentre Kezich, che aveva molta stima di lei, la convinse a dirigere un film, sicuro che fosse perfettamente in grado di farlo, anche se allora era un’idea bizzarra, perché non c’erano donne che facevano regia.
Da questo incontro nacquero le premesse del film I Basilischi, l’opera prima di Lina, che fu poi coprodotto da Nello e la società “22 Dicembre”, che Kezich aveva fondato con Olmi e Soffientini. Lina scelse me e Bibi Archilao come aiuto registi e così iniziò la mia “folgorante” carriera nel mondo del cinema. Eravamo del tutto inesperte e assolutamente ignoranti e quindi non conoscevamo la terminologia delle attrezzature del cinema: un giorno ci fu detto che non si poteva girare perché mancavano i “gobbi”. Bibi ed io, in preda allo sconforto e alla disperazione, ci mettemmo a sfogliare il copione con ansia, in cerca dei gobbi di scena, che non trovavamo... Imparammo così che i “gobbi” sono dei pannelli dove gli attori possono leggere le battute che non si ricordano, e servono agli elettricisti per schermare le luci. Per fortuna l’atmosfera era deliziosa, c’erano veri professionisti come Gianni Di Venanzo, il grande direttore della fotografia, Pasqualino De Santis e Tazio Secchiaroli, mentre gli attori erano amici quasi sconosciuti. Nei dintorni di Minervino, Lina scovò un ragazzino particolarmente simpatico che, con una vocina roca e perfetti movimenti da adulto, cantava e ballava Twist again. Ne usciva un personaggio tenerissimo che lei decise di inserire in una scena del film. Io fui incaricata di andarlo a prendere. Fui precisa, puntuale e portai a buon fine il mio incarico, ma l’errore stava dietro l’angolo! Nell’entusiasmo di dare il segnale di partenza della scena, mi alzavo finendo regolarmente davanti alla macchina da presa... la terza volta trovai i miei oggetti di lavoro spostati, mentre Pasqualino De Santis urlava: “Toglietemi la signora”!
ATTENZIONE. Il brano riportato è composto da estratti da “Cinema, Oh Cinema!”, di Franca Santi Invernizzi, edito da fuoridallerotte. Tutti i diritti appartengono all’Editore.


















