sabato, 19 maggio 2007
Prodotto e diretto da cinemaohcinema @ maggio 19, 2007 05:30
Genere: la vita è cinema
La Critica commenti (8)(popup) | commenti (8)
Commenti
#1    21 Maggio 2007 - 09:36
 
che bello anche qui.... poi "Amara terra mia" la maestra ce la faceva cantare alle elementari... sentirla mi ha emozionato...
siete fantastici!
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#2    21 Maggio 2007 - 18:24
 
@bananae
Hai proprio ragione! Il bello è proprio questo: condivisione dei ricordi. Quelli di Franca ed i nostri... Io e te condividiamo la stessa esperienza e lo stesso ricordo: anche la mia maestra ce la faceva cantare (anche Vecchio Frac). :-)))
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#3    22 Maggio 2007 - 20:49
 
Un'attitudine preziosa al racconto. Emozionante, ma sobria. Bello, proprio bello :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente SimonaC

#4    23 Maggio 2007 - 17:45
 
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Pralina

#5    24 Maggio 2007 - 17:36
 
Vi svelo un piccolo segreto: darei qualsiasi cosa per farmi raccontare dall Wertmuller i mille segreti del set di "Otto e mezzo"...
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#6    25 Maggio 2007 - 18:44
 
@contenebbia
Tu non ci crederai, ma Franca ci sta lavorando... pazienza! Armati di Santa Pazienza! :-)))
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#7    07 Luglio 2008 - 20:02
 
Sono originario di Minervino Murge, il paese dove si sono svolte le scene "madri" de: "I basilischi", ed allora ero ancora al paese natìo e incontrai tutti(quasi) quelli che hanno girato le scene ed il resto del film, compreso Mastroianni che venne a trovare sua madre. Eppoi, lo amo, questo film, da morire, etc. Cari saluti.
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#8    07 Luglio 2008 - 20:03
 
Volevo dire, sua moglie, a proposito di Mastroianni. Saluti.
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Commenti

All’Elba sono nati fra i più bei film di quel grande pe­riodo del Cinema italiano. L’ultimo piccolo miracolo, fu proprio I Basilischi. Franchina accettò di venire a correre con me quella prima avventurosa esperienza. Nello lo produsse insieme alla “22 dicembre”, che era la casa di produzione diretta da Ermanno Olmi, Tullio Kezich e Alberto Soffientini. Con un piccolissimo budget e un entusiasmo travolgente partimmo per la Puglia.

La mia partecipazione diretta nel cinema avven­ne tra il 1961 e il ’62: la svolta fu un viaggio in Puglia con Nello, il giornalista Paolo Murialdi e il critico d’arte Marco Valsecchi. Lì ci raggiunsero Lina Wert­müller e l’amica Bibi Archilao e io decisi di unirmi a loro e proseguire per Palermo per andare a trovare Franco Rosi che stava girando Salvatore Giuliano, prodotto da Nello con Franco Cristaldi. La realtà delle riprese, il piacere della condivisione, le scene girate a Portella della Ginestra, il potere di un regista quale Rosi, il suo rigore morale (che sarà sempre una costante del suo lavoro) il vero cinema vissuto da vicino... Una nuova visione della realtà che mi parve magica. In quell’occasione Lina incon­trò un nostro vecchio amico, Tullio Kezich, che stava seguendo le riprese del film. Insieme parlarono di alcuni soggetti che Lina aveva in mente e che pensa­va fossero adatti a registi come Monicelli o Gregoretti, mentre Kezich, che aveva molta stima di lei, la convin­se a dirigere un film, sicuro che fosse perfettamente in grado di farlo, anche se allora era un’idea bizzar­ra, perché non c’erano donne che facevano regia.

Da questo incontro nacquero le premesse del film I Basilischi, l’opera prima di Lina, che fu poi copro­dotto da Nello e la società “22 Dicembre”, che Kezi­ch aveva fondato con Olmi e Soffientini. Lina scelse me e Bibi Archilao come aiuto registi e così iniziò la mia “folgorante” carriera nel mondo del cinema. Era­vamo del tutto inesperte e assolutamente ignoranti e quindi non conoscevamo la terminologia delle at­trezzature del cinema: un giorno ci fu detto che non si poteva girare perché mancavano i “gobbi”. Bibi ed io, in preda allo sconforto e alla disperazione, ci mettemmo a sfogliare il copione con ansia, in cerca dei gobbi di scena, che non trovavamo... Imparam­mo così che i “gobbi” sono dei pannelli dove gli attori possono leggere le battute che non si ricordano, e ser­vono agli elettricisti per schermare le luci. Per fortuna l’atmosfera era deliziosa, c’erano veri professionisti come Gianni Di Venanzo, il grande direttore della fotografia, Pasqualino De Santis e Tazio Secchiaroli, mentre gli attori erano amici quasi sconosciuti. Nei dintorni di Minervino, Lina scovò un ragazzino particolarmente simpatico che, con una vocina roca e perfetti movimenti da adulto, cantava e ballava Twist again. Ne usciva un personaggio tenerissimo che lei decise di inserire in una scena del film. Io fui incaricata di andarlo a prendere. Fui precisa, pun­tuale e portai a buon fine il mio incarico, ma l’errore stava dietro l’angolo! Nell’entusiasmo di dare il se­gnale di partenza della scena, mi alzavo finendo re­golarmente davanti alla macchina da presa... la terza volta trovai i miei oggetti di lavoro spostati, mentre Pasqualino De Santis urlava: “Toglietemi la signora”!

ATTENZIONE. Il brano riportato è composto da estratti da “Cinema, Oh Cinema!”, di Franca Santi Invernizzi, edito da fuoridallerotte. Tutti i diritti appartengono all’Editore.