
Genere: b movie
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[Dedicato a contenebbia, Lollo e "Nonno" Luciano. The Cappuccino Kid]
Anno: 1963
Durata: 88 min.
Italia/Francia – Colore
35 mm (1:1.75), Panoramico - Technicolor
Genere: Horror
Produzione: Vox Film, Leone Film, Francinor, P.I.P.
Distribuzione: Titanus
Regia: Mario Bava (John M. Hold)
Soggetto e Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi (Julian Berry), Ugo Guerra (Robert Hugo), Luciano Martino (Martin Hardy)
Fotografia: Ubaldo Terzano (David Hamilton)
Scenografia: Ottavio Scotti (Dick Gray)
Costumi: Anna Maria Palleri (Peg Fax)
Montaggio: Renato Cinquini (Rob King)
Musiche: Carlo Rustichelli (Jim Murphy)
Interpreti: Daliah Lavi, Christopher Lee, Luciano Stella (Tony Kendall), Ida Galli (Isli Oberon), Harriet Medin (Harriet White), Gustavo De Nardo (Dean Ardow), Luciano Pigozzi (Alan Collins), Jacques Herlin.
In un tetro castello vive l'aristocratica famiglia Menliff: il vecchio conte, il figlio Cristiano con la giovane moglie Nevenka e la nipote Katia oltre la governante e un vecchio servitore. Il ritorno al maniero dell'altro figlio del conte, Kurt, a suo tempo scacciato e diseredato per le sue scelleratezze, risveglia in Nevenka la passione per l'amante di un tempo. Kurt viene pugnalato alla gola. Il suo spirito comincia ad ossessionare Nevenka che crede di ricevere ancora le sue visite notturne e le sue torture. Poco dopo anche il vecchio conte viene ucciso. Il terrore regna al castello fin quando non si scopre il vero colpevole che in un momento di esaltazione si uccide. Giocato sulla psicologia del sadomasochismo (che gli procurò noie in censura), condotto a ritmo lento e ossessivo, ricco di ingegnose invenzioni registiche e di attori con le facce giuste, è uno dei migliori film di Mario Bava. (Il Morandini)
“Nella mia attività non ho mai avuto dissapori con i miei registi, tranne una volta, per un film di poco costo intitolato Caltilki il mostro immortale. In quell’occasione mi capitò addirittura di cacciare il regista dal set, si chiamava Riccardo Freda, era abbastanza famoso, e lo sostituii con il direttore della fotografia, Mario Bava, il quale poi divenne a sua volta famoso. Bava non osava fare il regista, ma io sapevo che possedeva le capacità per farlo, infatti è stato bravissimo perché ha avuto un successo enorme e ha continuato a lavorare per me facendo altri film, La maschera del demonio, film in bianco e nero fatto nel 1950 nel quale ho avuto come scenografo Piero Gherardi, Esther e il re, come aiuto di R. Walsh, Gli invasori, La ragazza che sapeva troppo, I tre volti della paura.” (Nello Santi)
ATTENZIONE. Il brano riportato è composto da estratti da “Cinema, Oh Cinema!”, di Franca Santi Invernizzi, edito da fuoridallerotte. Tutti i diritti appartengono all’Editore.


















